| CHE DOLORE! MIGLIORARE LA QUALITÅ DELLA PROPRIA VITA È POSSIBILE |
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| Written by Dott. Marco Tarquini |
| Thursday, 24 November 2011 12:06 |
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Il dolore è una esperienza sensoriale ed emotiva associata ad un danno tessutale e si distingue in acuto e cronico. Quando si parla di dolore acuto si intende una complessa costellazione di penose sensazioni che si accompagna a risposte emotive, comportamentali, psicologiche e vegetative, come ad esempio sudorazione, tachicardia, ipertensione etc. Può essere ricorrente allorché si ripetono i processi fisiopatologici che lo determinano ed in questo senso svolge l' importante funzione biologica di avvertire che qualcosa non va bene nell'organismo inducendo il paziente a rivolgersi ad un medico. Il dolore, in taluni casi, imponendo un limite alle attività, può prevenire l’estendersi o l’aggravarsi di un danno o di una condizione patologica in genere. Sia il meccanismo che la sintomatologia della condizione dolorosa acuta sono ben conosciute, la diagnosi non è difficile e salvo importanti eccezioni, viene posta la pertinente terapia medica. La sofferenza fisica cronica persiste invece oltre il consueto decorso della malattia acuta, oltre il maggiore tempo di guarigione di una ferita o che si associa a processi patologici cronici che causano un dolore continuo o ricorrente ad intervalli di mesi o anni. Per quanto alcuni clinici usino arbitrariamente il limite di sei mesi per designare un dolore come cronico, ciò non è esatto in quanto esistono ferite e malattie acute che possono guarire in due, tre, quattro e persino sei settimane. In queste condizioni, se il dolore persiste una volta ottenuta la guarigione, può essere considerato cronico. Prendiamo ad esempio una semplice frattura del polso che è normalmente causa di dolore per sette-dieci giorni.
Se il dolore permane è probabile che il paziente stia sviluppando una distrofia simpatica riflessa che richiede una terapia immediata ed efficace. Il dolore cronico quindi può essere causato da un processo patologico a carico di strutture o di visceri o da disfunzioni del sistema nervoso, inoltre, a differenza del dolore acuto, può essere causato anche da fattori psicopatologici o ambientali.
Non ha mai una funzione patologica, rappresenta esclusivamente un'esperienza malefica che spesso comporta stress emotivo fisico, economico e sociale, per il paziente e la sua famiglia e rappresenta una delle problematiche sanitarie più costose per la società. Attualmente una persona su quattro in Italia soffre di dolore cronico-dolore da malattia ed è stato dimostrato che con l'avanzare dell'età la percentuale aumenta notevolmente. I tipi più diffusi di dolore come lombalgia, artrite e mal di testa ricorrenti sono così comuni da essere considerati parte integrante della vita. Anche se raramente il dolore è direttamente responsabile di decessi, molte persone muoiono provando dolore e ancora più numerosi sono coloro che sono costretti a conviverci. Diventa importante allora portare il “malato di dolore” ad una sua dignità clinica, senza affidarsi solo ad associazioni. Se si vuole realmente riconoscere il diritto del paziente ad un sollievo, diventa anche indispensabile attivare centri di medicina del dolore che siano in grado di porre una diagnosi specifica ed individuare il dolore inutile ed evitabile.
Dott. Marco Tarquini
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| Last Updated on Monday, 05 December 2011 12:18 |
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Il dolore è una esperienza sensoriale ed emotiva associata ad un danno tessutale e si distingue in acuto e cronico. Quando si parla di dolore acuto si intende una complessa costellazione di penose sensazioni che si accompagna a risposte emotive, comportamentali, psicologiche e vegetative, come ad esempio sudorazione, tachicardia, ipertensione etc. Può essere ricorrente allorché si ripetono i processi fisiopatologici che lo determinano ed in questo senso svolge l' importante funzione biologica di avvertire che qualcosa non va bene nell'organismo inducendo il paziente a rivolgersi ad un medico. Il dolore, in taluni casi, imponendo un limite alle attività, può prevenire l’estendersi o l’aggravarsi di un danno o di una condizione patologica in genere. Sia il meccanismo che la sintomatologia della condizione dolorosa acuta sono ben conosciute, la diagnosi non è difficile e salvo importanti eccezioni, viene posta la pertinente terapia medica. La sofferenza fisica cronica persiste invece oltre il consueto decorso della malattia acuta, oltre il maggiore tempo di guarigione di una ferita o che si associa a processi patologici cronici che causano un dolore continuo o ricorrente ad intervalli di mesi o anni. Per quanto alcuni clinici usino arbitrariamente il limite di sei mesi per designare un dolore come cronico, ciò non è esatto in quanto esistono ferite e malattie acute che possono guarire in due, tre, quattro e persino sei settimane. In queste condizioni, se il dolore persiste una volta ottenuta la guarigione, può essere considerato cronico. Prendiamo ad esempio una semplice frattura del polso che è normalmente causa di dolore per sette-dieci giorni.