| L’INSEGNANTE, un lavoro a rischio: Burnout e Mobbing |
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| Monday, 01 August 2011 09:32 |
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There are no translations available. Da alcuni decenni la Sindrome del Burnout negli Insegnanti è oggetto di studi e ricerche volti ad individuarne le caratteristiche, le possibili cause, le conseguenze. Il lavoro dell’insegnante è esposto a numerosi fattori di rischio, tra i quali vanno indagati: l’accesso al ruolo dopo molti anni di studio e di precariato, al termine dei quali non sempre si ottiene un adeguato riconoscimento del merito; una prestazione lavorativa faticosa per la molteplicità dei rapporti interpersonali che possono raggiungere punte anche acute di conflittualità (dirigenti, colleghi, studenti, famiglie ecc.); lo scarso livello retributivo; lo status sociale declinante; gli attacchi alla funzione docente; il moltiplicarsi di interventi legislativi di “riforma” che destabilizzano gli assi portanti della professione; l’impellenza di continui aggiornamenti professionali a fronte dei mutamenti disciplinari, della pervasività delle nuove tecnologie, della presenza crescente di alunni stranieri. La Sindrome da Burnout (o più semplicemente burnout) è l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere. Maslach e Leiter (2000) hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni: deterioramento dell'impegno nei confronti del lavoro, deterioramento delle emozioni originariamente associati al lavoro ed un problema di adattamento tra persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest'ultimo. In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non più esclusiva delle professioni d'aiuto ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoro. Altri fattori di rischio riguardano possibili fenomeni quali ad esempio il mobbing. Purtroppo la scuola non è esente da questo fenomeno, anzi, secondo recenti studi internazionali, è uno dei settori lavorativi maggiormente colpiti. Negli ultimi dieci, quindici anni, l’intero mondo scolastico è stato investito da un profondo cambiamento organizzativo. La legge n.29/93 sulla privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, integrata successivamente dall’art.21 della legge n.59/97 (la cosiddetta legge Bassanini) ha modificato l’anima della scuola, trasformandola in una azienda. Questo cambiamento organizzativo non ha però prodotto una innovazione positiva dal momento che alcuni problemi non erano stati considerati, nè risolti. L’obiettivo di alleggerire la burocrazia ministeriale che affliggeva la scuola, è stato raggiunto ma ha paradossalmente “ spostato “ il problema gestionale ai singoli istituti, rendendoli, di fatto, più complicati sia dal punto di vista normativo e contrattuale, che dal punto di vista della convivenza civile e democratica. Questo processo di “ aziendalizzazione” della scuola ha improvvisamente trasformato i Direttori Didattici e i Presidi in Dirigenti Scolastici, attribuendo loro un ruolo manageriale cui non erano preparati.
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