Il rapporto dei bambini col cibo e le emozioni PDF Print E-mail
Written by Dott.ssa Silvia Fraticelli   
Monday, 01 August 2011 09:31
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I disturbi alimentari hanno assunto dimensioni di vasta risonanza in quanto bambini e adolescenti spesso rivelano un desiderio smodato di cibo o il rifiuto totale per esso. Il rapporto insano con la fame sfocia in una relazione altrettanto deviata con se stessi. Il cibo costituisce fin dalla nascita fonte di nutrimento e affetto e quindi assume un risvolto psicologico che influenzerà il suo sviluppo a vantaggio o svantaggio dei comportamenti futuri. Il rapporto con il cibo può rivelare da un lato un desiderio insano di fame o essere fonte di piacere che riesce a placare la tensione biologica e creare un’atmosfera di affetto condiviso con la propria madre. Infatti il bisogno fisiologico crea tensione e si placa quando viene soddisfatto. Ma la sensazione di piacere non è solo quella di far tacere la fame ma anche quella di avere la vicinanza della madre da cui vuol ricevere affetto e tenerezza. L’alimentazione, quindi, viene ad assumere una grande valenza simbolica in quanto le dinamiche che si attivano tra bambino e figura d'accudimento, al momento del pasto, lasciano filtrare sentimenti, emozioni e credenze reciproche che creano i modelli mentali del bambino, attraverso i quali guarderà se stesso ed il mondo che lo circonda. Quello del pasto diventa un momento di condivisione emotiva e di esaurimento della tensione biologica che crea le condizioni per l’appagamento e il benessere. Le funzioni alimentari si intrecciano profondamente ai fattori psicologici in quanto si sviluppano con l’evoluzione biologica ed affettiva. Infatti mangiare non è solo nutrimento ma è anche piacere. La madre che nutre soddisfa il bisogno e allo stesso tempo insegna il piacere. I problemi più frequenti alla base del rifiuto del cibo ruotano attorno ad un ipocoinvolgimento o ad un ipercoinvolgimento delle figure d'accudimento in merito all’alimentazione: alcuni adulti possono mostrarsi imprevedibili e ignorare spesso i segnali di richiesta del cibo, altri possono vivere con molteplici forme d'ansia tutto ciò che riguarda il cibo che può addirittura diventare l’unico canale di comunicazione affettiva.

Il più frequente tra i disturbi alimentari nell’età evolutiva è l’anoressia. Una prima forma può presentarsi verso la fine del primo anno di vita o nel secondo. Il bambino reagisce con angoscia alla sola presenza del cibo e può a volte rifiutare anche il bere. E’ opportuno distinguere sempre le fobie alimentari dal disinteresse per il cibo. Spesso l’anoressia serve a coprire uno stato depressivo e si presenta non solo come condotta di rifiuto per il cibo ma come vero e proprio attacco all’appetito e alla fame. Molto frequenti e diffusi sono l’eccessiva selettività nei confronti dei prodotti alimentari, ad esempio un bambino che mangia solo due o tre tipi di cibo, e la difficoltà ad accettare i nuovi sapori. In ognuna delle situazioni è importante rivolgersi al pediatra affinché suggerisca le tecniche nutrizionali più adeguate, qualora il problema dovesse essere particolarmente complicato e fonte d'eccessiva ansia per i genitori ci si può rivolgere ad uno psicologo.

Richiedere una consulenza psicologica permette, nel tempo d'un breve numero d'incontri, d'inquadrare il problema e le dinamiche relazionali, pianificare e sperimentare delle strategie d'intervento risolutive.

In questi casi lo psicoterapeuta aiuta a capire cosa succede nella specificità ed unicità d'ogni situazione, ed a trovare le strategie migliori per affrontare il problema: un problema che altrimenti diventerebbe un serio ostacolo, sia allo sviluppo di una