| LA TECNICA DELL’ABC IN PSICOTERAPIA |
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| Written by Dott. Caldarola Antonio |
| Monday, 01 August 2011 09:13 |
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There are no translations available. E’ una tecnica utile per condurre la valutazione clinica e per individuare il focus terapeutico. L’ABC va considerato in primo luogo uno schema mentale che il terapeuta tiene presente nell’ordinare i dati. Ciascuna lettera dello schema indica una colonna da riempire con informazioni del paziente durante il colloquio e attraverso i compiti di auto osservazione. La colonna A riguarda gli eventi attivanti, le situazioni scatenanti, gli antecedenti ambientali che di solito precedono i processi cognitivi ed emotivi rilevanti. La B si riferisce ai contenuti cognitivi espressi in forma di immagini e pensieri automatici. La C indica la colonna delle conseguenze emotive e comportamentali. Il primo passo per il terapeuta riguarda proprio l’individuazione di C all’interno dell’evento scatenante (A) e ciò risulta più o meno difficile a seconda delle capacità autoriflessive del paziente di accedere ai propri stati interni. Per aiutare il paziente in questa fase il terapeuta si basa sulle cinque emozioni basiche: paura, tristezza,rabbia, gioia, disgusto. Ad esempio, se un paziente parla in generale di un malessere emotivo, il terapeuta può chiedergli se il suo stato somiglia di più a uno stato di paura o se prova tristezza o rabbia. Una volta identificata l’emozione basica si può successivamente accedere ad emozioni cosiddette “sociali”: colpa, pena, vergogna, imbarazzo, invidia e altre. La C prevede oltre alle emozioni l’identificazione dei comportamenti rilevanti. E’ fondamentale che il terapeuta porti il paziente a comprendere il proprio stato emotivo mentre adottava e metteva in atto quel certo comportamento. Ecco un possibile passaggio di un paziente che manifesta difficoltà nel riconoscere le emozioni provate: “sono andato allo stadio, una volta arrivato decido di mettermi vicino all’uscita come al solito. Però ci stanno anche gli amici che stanno più al centro. Mi propongono con un cenno della mano di andare vicino a loro. A quel punto io ho detto “dopo vengo”. Ho detto che aspettavo qualcuno e non mi sono mosso dal mio posto”. Il racconto dell’evento fatto dal paziente è privo di qualsiasi connotato emotivo. In questo caso la prima cosa che farà il terapeuta sarà chiedere al paziente quale emozione regolava quel comportamento: paura di trovarsi coinvolto in incidenti? Vergogna di trovarsi tra persone semisconosciute che avrebbero potuto giudicarlo negativamente? Con queste domande il terapeuta inizia ad indagare anche il quadro dei pensieri e dei processi cognitivi. Se per esempio il paziente dicesse che l’emozione prevalente era ansia, vorrebbe dire che abbiamo individuato C, però sappiamo anche A evento attivante (trovarsi allo stadio e ricevere un invito a cambiare settore). Allora che cosa lega A con C? Il legame sta nel significato che il paziente attribuisce ad A e nell’insieme di rappresentazioni e previsioni che tale significato veicola. Pertanto, una volta che il terapeuta ha individuato A e C si potrà soffermare sul lavoro terapeutico mirato a far emergere pensieri ricorrenti e automatici, vale a dire la B che diventerà il nucleo centrale del lavoro terapeutico. |
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