| TRAUMI E MODIFICHE POSTURALI |
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| Monday, 01 August 2011 11:35 |
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There are no translations available. Nessuno di noi si stupisce del fatto che ogni persona, nel corso della propria vita, subisca almeno una volta un trauma fisico o emotivo. Tuttavia, passato il dolore non si dà più importanza al trauma che, in modo naturale, si tende a dimenticare. In realtà anche se noi crediamo di aver dimenticato, il nostro corpo memorizza e registra quel “dolore” che lo ha offeso e, pur di non soffrire, mette in atto “atteggiamenti antalgici”. Questi ultimi consistono in veri e propri sistemi organizzati per farci vivere bene evitando di tornare a vivere sempre gli stessi traumi. Tuttavia, non sono solo i traumi fisici ad alterare la nostra postura e a compromettere la nostra salute. Ogni fatto emotivo sgradevole, infatti, agisce sull'intero sistema nervoso vegetativo e muscolare. Lo stress agisce in primo luogo su tutto il sistema metabolico, ormonale e su tutti i muscoli, mantenendoli costantemente tesi (muscoli respiratori compresi), determinando quel tipico atteggiamento di chiusura, di paura, di spalle ricurve, di collo rigido e sofferente. Se questa condizione persiste nel tempo si creerà la tendenza a fissarsi nel nuovo atteggiamento. All'avvento di un trauma si ha una risposta muscolare involontaria e accade che le fibre colpite rimangono in parte in uno stato di permanente contrazione, proprio per difendere l’articolazione più vicina al trauma stesso. Tale meccanismo comporta la fissazione di questa posizione alterata: “la retrazione muscolare” e un muscolo retratto determinerà compressioni articolari. Un'articolazione compressa darà luogo a lesioni a carico della capsula articolare ed usura cartilaginea; ne deriverà un invecchiamento prematuro, infiammazione, dolore, artrosi. Quando un'articolazione diviene dolorante il corpo reagisce cercando di non utilizzarla come dovrebbe. Si crea un meccanismo di difesa e intervengono altri parti sane che lavoreranno anche per quella zona che non può agire. L'intera struttura diventerà sbilanciata. Il caso di Marco. Marco è un ragazzo di 18 anni e gioca a pallavolo. Si presenta in studio per un dolore diffuso all'anca destra, dopo aver fatto alcuni tentativi con farmaci antinfiammatori e qualche seduta di fisioterapica senza risultati. Afferma di non aver subito traumi nel punto in cui soffre. L'esame posturale evidenzia un appoggio scorretto del piede destro ed una limitazione articolare della caviglia destra. Marco ricorda allora di una distorsione avvenuta due anni prima proprio alla caviglia destra e che, un anno dopo il trauma, cominciò ad accusare dolori al ginocchio destro e dopo alcuni mesi il dolore arrivò violento fino all'anca destra. Una caviglia che non può più svolgere il suo compito scaricherà questa scarsa funzionalità sul ginocchio e sull'anca. Le sedute, orientate al recupero della mobilità della caviglia, mirano a mantenere il corpo in assetto posturale corretto, al fine di non permettere compensi ed eliminare le alterazioni posturali che il dolore aveva instaurato. Nonostante fossero passati due anni dal trauma le sedute hanno permesso di eliminare completamente il dolore all'anca destra. L'intervento terapeutico con Marco è stato estremamente semplice: applicazione del metodo “allungamento muscolare globale decompensato”, buon senso terapeutico e convinzione che dove c'è un dolore (punto effetto), a carattere muscolo-articolare non causato da un trauma diretto o d'origine batterica, non risiede la causa. Questa va ricercata attraverso un attenta e sapiente analisi posturale. |
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