| Il disadattamento scolastico |
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| Written by Dott.ssa Celeste Acquafondata |
| Thursday, 06 August 2009 13:03 |
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There are no translations available. Il disadattamento scolastico è spesso il primo sintomo di diverse difficoltà relazionali oppure è la manifestazione di una patologia più complessa; in ogni caso bisogna prendere in considerazione i tre partner cioè il bambino, la famiglia e la scuola e fare un tentativo di valutazione dell’interazione reciproca prima di prospettare un intervento riabilitativo. Nel bambino bisogna distinguere fra le possibilità di imparare e il desiderio di imparare. La valutazione delle possibilità si basa sull’esame accurato e completo delle capacità fisiche (ricerca di deficit sensoriali parziali) e psichiche. Nel desiderio di apprendere intervengono numerosissimi fattori, di origine individuale ( reazione di amor proprio, desiderio di sapere, piacere di apprendere, ..), di origine familiare e di origine sociale. Il sistema della motivazione si evolve con l’età passando progressivamente da una motivazione esterna, quale quella di imitare l’adulto e in seguito compiacere i genitori e/o l’insegnante, a una motivazione interna la cui natura è varia; quest’ultimo livello è raggiunto non prima degli 11-12 anni. La famiglia interviene sia nella dinamica degli scambi interfamiliari sia, secondo il grado di motivazione, nei riguardi della scuola. L’adattamento del bambino a scuola, infatti, è legato al grado di accettazione e di compiacimento dei genitori e soprattutto della madre dei nuovi interessi del figlio, al grado di padronanza del linguaggio che dipende in gran parte dalla qualità e dalla quantità degli scambi verbali in seno alla famiglia e al grado di motivazione della famiglia che dipende spesso dal suo livello socioculturale e soprattutto dell’accordo con gli scopi e/o i mezzi della scuola. Certi genitori mettono sistematicamente i figli in situazioni di opposizione con la scuola mentre altri genitori possono provocare un blocco nel bambino infatti l’iperinvestimento dei risultati scolastici, il controllo e la vigilanza incessante del lavoro del bambino in un clima di ossessione o perfezionismo possono provocare una rinuncia oppure un rifiuto. La scuola è il terzo elemento di questo triangolo relazionale e non sempre ha potuto adattarsi con la necessaria elasticità, sia nella sua organizzazione concreta sia nei contenuti, alle profonde modifiche che si sono verificate nella nostra società. Tra i limiti della scuola si possono riconoscere la disattesa dei ritmi propri del bambino, l’eccessivo numero di bambini per classe, la natura stessa del profitto a progressione di tipo frontale e l’evoluzione del ruolo della scuola primaria il cui obiettivo non è più quello di offrire a ciascuno un sapere concreto ma di preparare alla scuola media secondaria e superiore. In presenza di un disturbo ben definito, tutta una serie di interventi legislativi (Legge 270/82, C.M. 258/83, D.P.R. 1047/85, C.M. 262/88, Legge 148/90, Legge 104/92, D.P.R 24/2/94) riconosce il diritto all’integrazione scolastica per sviluppare tutte le potenzialità dei bambini disabili nell’apprendimento, nella comunicazione, nella relazione e nella socializzazione e la presenza di un insegnante specializzato (insegnante di sostegno) per integrare l’intervento didattico con piani programmati individualizzati; a tale scopo i principali strumenti operativi sono la diagnosi funzionale che segnali le potenzialità del soggetto negli ambiti cognitivo, affettivo-relazionale, linguistico, sensoriale, motivo-prassico, neuropsicologico e di autonomia personale e sociale, il profilo dinamico funzionale dove si valutano le difficoltà presentate nelle diverse aree considerate e le potenzialità da sviluppare a breve e medio termine e il piano educativo individualizzato; tutte queste attività vanno realizzate in collaborazione con il personale della scuola, gli operatori della ASL e dei centri di riabilitazione e i genitori che dovrebbero essere costantemente informati e coinvolti e che dovrebbero controfirmare i verbali delle riunioni periodiche che si tengono a scuola (Gruppo H) e tutti i documenti relativi. In presenza di disturbi specifici di apprendimento (Dislessia, Disortografia, Discalculia), alcuni decreti ministeriali (2002) riconoscono la possibilità di ausili didattici quali il computer, la calcolatrice, i libri parlanti o il registratore e di ricorrere a tempi e modalità diverse di valutazione nello svolgimento delle attività didattiche (compiti ed interrogazioni) senza l’obbligo dell’insegnante di sostegno e con una semplice certificazione medica. |
| Last Updated on Wednesday, 16 February 2011 12:08 |
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