| L’esame delle urine, il primo screening: un’indagine diagnostica di grande rilievo clinico |
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| Friday, 03 June 2011 09:40 |
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There are no translations available. L’esame delle urine rappresentava in passato uno dei più importanti esami diagnostici nella valutazione dello stato di salute del paziente. Questo rilievo era basato sulla considerazione che i cambiamenti dei fluidi corporei si riflettessero in cambiamenti di colore, torbidità delle urine e nelle modificazioni del sedimento urinario. L’esame delle urine deve essere tuttora considerato un’indagine fondamentale nella diagnostica nefrologica ed in medicina generale. L’esame delle urine sta al rene come l’elettrocardiogramma sta al cuore ma spesso tale esame non viene richiesto o, se richiesto, non viene adeguatamente eseguito, letto ed interpretato. Attraverso questo esame si possono raccogliere una serie di preziose indicazioni e/o informazioni su vari aspetti clinici del paziente (diabete mellito, infezioni urinarie, stato di idratazione, nefropatia incipiente, danno acuto o cronico renale, calcolosi renale). Il medico di medicina generale può, già attraverso questo semplice ed economico esame, selezionare i pazienti per ulteriori e più complesse indagini diagnostiche e/o indirizzarli precocemente al nefrologo. L’esame va effettuato sulla prima minzione del mattino le cui urine sono più concentrate. La centrifugazione del campione per il sedimento e l’esame dello stesso deve essere valutato in tempi brevi, “a fresco”, la risposta del laboratorio deve avvenire in giornata. Dal punto di vista chimico viene valutato l’aspetto delle urine che deve essere limpido e di colore giallastro, anche l'odore è importante. Di fondamentale importanza è il peso specifico che varia da 1002 a 1030 e risulta indice di una buona efficienza dei reni nel diluire i liquidi introdotti. L’indagine chimica valuta altresì il Ph delle urine, usualmente acido al mattino con valori compresi tra 4,5-6. Una alcalinità persistente (>6) può essere indice di infezione delle vie urinarie. Lo studio del Ph è importante ancora nella valutazione della calcolosi renale: un Ph acido favorisce la precipitazione di cistina e acido urico, un ph superiore a 7 favorisce la cristallizazione del fosfato di calcio dell’urato di sodio e della struvite. Infine al microscopio viene osservato il sedimento urinario dopo centrifugazione; nei soggetti sani possono essere presenti un numero limitato di cilindri, emazie e leucociti (2-6 pcm). L’ematuria microscopica (presenza di eritrociti>di 8-10) può avere un origine urologica, in questo caso le emazie risulteranno ben conservate o provenire dai reni e quindi risultare dismorfiche. La presenza di leucociti in numero elevato (>15-20) è indice di infezione urinaria che si accompagna alla presenza di un Ph alcalino (>6). I cilindri cerei sono da considerare il marker indicativo di grave danno renale in quanto rappresentano la trasformazione finale di ogni cilindro che è rimasto a lungo nel parenchima renale. |
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