| IL RUOLO DELLA DIETA NELLA MALATTIA RENALE CRONICA |
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| Thursday, 03 November 2011 13:02 |
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Una corretta dieta rappresenta sempre la terapia di prima scelta di tutte le alterazioni cliniche: dall’insufficienza renale cronica, al diabete, all’obesità, alla dislipidemia, etc. La dieta ipoproteica, ha come principale obiettivo quello di alleviare i sintomi uremici (nausea, alito urinoso, gastrite, esofagite, perdita di appetito), dovuti all’accumulo nel sangue di cataboliti azotati derivanti dalle proteine dell’alimentazione, in particolare da quelle vegetali come pane e pasta. Un adeguato apporto calorico è di estrema importanza, in quanto questi pazienti vanno incontro a malnutrizione per riduzione dell’appetito con il rischio di aumentata mortalità. La dieta deve assicurare una riduzione quanto più possibile dell'introito fosforico, poiché alti livelli di fosforo possono essere responsabili della comparsa di calcificazioni a livello della cute (prurito), del cuore (aritmie, blocchi AV), delle articolazioni (dolori), dei vasi sanguigni (ipertensione, aterosclerosi). La contemporanea diminuzione dei livelli di vitamina D attiva (calcitriolo), l’ipocalcemia che ne consegue e l’aumento del paratormone, portano ad un consumo di calcio dalle ossa con riduzione della matrice ossea e rischio di fratture. Vanno evitati, poi, cibi ricchi di potassio (banane, frutta secca, verdura etc.), onde prevenire il rischio di gravi aritmie cardiache e miopatie. Inoltre si devono fornire utili indicazioni sulla modalità di cottura di alcuni cibi; può essere utile bollire le verdure due volte buttando l'acqua dopo una prima bollitura.
È altresì importane limitare l’introito di acqua e di sale, poiché l’eccessiva ritenzione idrica può dar luogo all’insorgenza di edemi, ipertensione e scompenso cardiaco.
Un ridotto introito proteico, assieme alla correzione dell’iperfosforemia, va iniziato nei soggetti con insufficienza renale cronica già dal III° stadio (clearance della creatinina = 30mL/min). In questi pazienti va attuata una somministrazione di circa 0,6 g/kg/die di proteine ed un apporto calorico di almeno 35 Kcal/kg/die (circa 2000 Kcal). Un simile apporto calorico può essere realizzato aumentando la quota dei carboidrati (pane, pasta e zuccheri) e di lipidi (burro) della dieta. Ai pazienti con uremia terminale (Stadio IV°-V°), può essere invece prescritta una dieta fortemente ipoproteica, ottenibile utilizzando i prodotti così detti aproteici della farmacia (pane, pasta, farina) ed una eventuale integrazione con aminoacidi a catena ramificata. Lo stato di nutrizione nei soggetti uremici deve essere considerato periodicamente, attraverso la valutazione di parametri clinici, strumentali e di laboratorio, affinché si possa, poi, correttamente indirizzare il soggetto, nelle migliori condizioni, dalla terapia conservativa (dietetica-farmacologica) a quella sostitutiva (dialitica) per il proseguo di una buona qualità di vita.
Hanno collaborato:
Dott. F.Mazza
Dott.ssa M. Casarci
Una corretta dieta rappresenta sempre la terapia di prima scelta di tutte le alterazioni cliniche: dall’insufficienza renale cronica, al diabete, all’obesità, alla dislipidemia, etc. La dieta ipoproteica, ha come principale obiettivo quello di alleviare i sintomi uremici (nausea, alito urinoso, gastrite, esofagite, perdita di appetito), dovuti all’accumulo nel sangue di cataboliti azotati derivanti dalle proteine dell’alimentazione, in particolare da quelle vegetali come pane e pasta. Un adeguato apporto calorico è di estrema importanza, in quanto questi pazienti vanno incontro a malnutrizione per riduzione dell’appetito con il rischio di aumentata mortalità. La dieta deve assicurare una riduzione quanto più possibile dell'introito fosforico, poiché alti livelli di fosforo possono essere responsabili della comparsa di calcificazioni a livello della cute (prurito), del cuore (aritmie, blocchi AV), delle articolazioni (dolori), dei vasi sanguigni (ipertensione, aterosclerosi). La contemporanea diminuzione dei livelli di vitamina D attiva (calcitriolo), l’ipocalcemia che ne consegue e l’aumento del paratormone, portano ad un consumo di calcio dalle ossa con riduzione della matrice ossea e rischio di fratture. Vanno evitati, poi, cibi ricchi di potassio (banane, frutta secca, verdura etc.), onde prevenire il rischio di gravi aritmie cardiache e miopatie. Inoltre si devono fornire utili indicazioni sulla modalità di cottura di alcuni cibi; può essere utile bollire le verdure due volte buttando l'acqua dopo una prima bollitura.È altresì importane limitare l’introito di acqua e di sale, poiché l’eccessiva ritenzione idrica può dar luogo all’insorgenza di edemi, ipertensione e scompenso cardiaco.
Un ridotto introito proteico, assieme alla correzione dell’iperfosforemia, va iniziato nei soggetti con insufficienza renale cronica già dal III° stadio (clearance della creatinina = 30mL/min). In questi pazienti va attuata una somministrazione di circa 0,6 g/kg/die di proteine ed un apporto calorico di almeno 35 Kcal/kg/die (circa 2000 Kcal). Un simile apporto calorico può essere realizzato aumentando la quota dei carboidrati (pane, pasta e zuccheri) e di lipidi (burro) della dieta. Ai pazienti con uremia terminale (Stadio IV°-V°), può essere invece prescritta una dieta fortemente ipoproteica, ottenibile utilizzando i prodotti così detti aproteici della farmacia (pane, pasta, farina) ed una eventuale integrazione con aminoacidi a catena ramificata. Lo stato di nutrizione nei soggetti uremici deve essere considerato periodicamente, attraverso la valutazione di parametri clinici, strumentali e di laboratorio, affinché si possa, poi, correttamente indirizzare il soggetto, nelle migliori condizioni, dalla terapia conservativa (dietetica-farmacologica) a quella sostitutiva (dialitica) per il proseguo di una buona qualità di vita.
Hanno collaborato:
Dott. F.Mazza
Dott.ssa M. Casarci
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| Last Updated on Thursday, 03 November 2011 13:11 |
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Una corretta dieta rappresenta sempre la terapia di prima scelta di tutte le alterazioni cliniche: dall’insufficienza renale cronica, al diabete, all’obesità, alla dislipidemia, etc. La dieta ipoproteica, ha come principale obiettivo quello di alleviare i sintomi uremici (nausea, alito urinoso, gastrite, esofagite, perdita di appetito), dovuti all’accumulo nel sangue di cataboliti azotati derivanti dalle proteine dell’alimentazione, in particolare da quelle vegetali come pane e pasta. Un adeguato apporto calorico è di estrema importanza, in quanto questi pazienti vanno incontro a malnutrizione per riduzione dell’appetito con il rischio di aumentata mortalità. La dieta deve assicurare una riduzione quanto più possibile dell'introito fosforico, poiché alti livelli di fosforo possono essere responsabili della comparsa di calcificazioni a livello della cute (prurito), del cuore (aritmie, blocchi AV), delle articolazioni (dolori), dei vasi sanguigni (ipertensione, aterosclerosi). La contemporanea diminuzione dei livelli di vitamina D attiva (calcitriolo), l’ipocalcemia che ne consegue e l’aumento del paratormone, portano ad un consumo di calcio dalle ossa con riduzione della matrice ossea e rischio di fratture. Vanno evitati, poi, cibi ricchi di potassio (banane, frutta secca, verdura etc.), onde prevenire il rischio di gravi aritmie cardiache e miopatie. Inoltre si devono fornire utili indicazioni sulla modalità di cottura di alcuni cibi; può essere utile bollire le verdure due volte buttando l'acqua dopo una prima bollitura.