Abbuffata: un'innocente trasgressione o il segnale di una malattia PDF Print E-mail
Written by Dott. Caldarola Antonio   
Thursday, 07 April 2011 11:44
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ABBUFFATA: UNA INNOCENTE TRASGRESSIONE O IL SEGNALE DI UNA MALATTIA?

 

Con “abbuffata” si intende mangiare in un definito periodo di tempo (per es. due ore) una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili: implica inoltre la perdita del controllo, vale a dire avere la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare e a controllare cosa e quanto si sta mangiando.

Ci sono principalmente tre meccanismi che possono scatenare episodi di abbuffate:

  1. Emozioni negative che il soggetto non riesce a tollerare

  2. Il mangiare troppo poco ai pasti o saltare completamente un pasto

  3. Il cosiddetto pensiero “tutto o nulla”

Il fattore emotivo è il meccanismo più ricorrente nelle persone soggette ad attacchi di abbuffate. Le emozioni più frequenti e più presenti sono la noia, l’ansia, l'umore depresso e la rabbia.

A questi scompensi del tono dell’umore va associato anche il fatto che le abbuffate frequentemente si verificano nel tardo pomeriggio o la sera come reazione a un difetto nel pasto precedente o per aver saltato uno o più pasti.

Ricordiamo che saltare i pasti può determinare importanti e gravi alterazioni del senso di fame e di sazietà.

Quando un soggetto obeso che sta seguendo una dieta mangia più del dovuto tende ad abbandonarla e perde ogni forma di controllo. Il pensiero più frequente è: “Ormai ho rotto la dieta, tanto vale che mi abbuffi”.

Come allora affrontare questo vero e proprio disturbo?

Le strategie per ridurre le abbuffate sono principalmente le seguenti:

  1. stabilire dei pasti regolari per ridurre la fame e la deprivazione;

  2. reintrodurre i cibi evitati: seguire una dieta che preveda la più ampia varietà di cibi per introdurre tutti i macronutrienti necessari al nostro organismo;

  3. identificare gli stimoli che scatenano le abbuffate attraverso un lavoro psico-educazionale e, all’occorrenza, psicoterapico;

  4. affrontare le emozioni che scatenano le abbuffate per gestirle e poterle tollerare;

  5. ristrutturare il già citato pensiero “tutto o nulla”;

  6.  

A questo punto ci si potrebbe chiedere: come fare per gestire le emozioni negative? Ci vengono incontro a questo punto due tecniche psicologiche:

  1. quando sperimentiamo un’emozione intensa (es. ansia) e quando la nostra mente produce pensieri rimuginativi (“non ce la faccio a sopportare questo stato d’animo, devo mangiare qualcosa per bloccarlo”) dovremmo provare a riconoscere questi fenomeni cognitivi come “eventi mentali” e disfunzionali propri di coloro che hanno un problema di alimentazione emotiva (tecnica del decentramento).

  2. È necessario distanziarsi dai pensieri rimuginativi evitando di mettere in atto proprio i comportamenti legati a questi pensieri (tecnica del distanziamento).

 

La relazione terapeutica non può prescindere da una collaborazione costante del paziente.