La fibrillazione atriale PDF Print E-mail
Written by Dott. Raffaele Luise   
Saturday, 11 June 2011 10:08
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La fibrillazione atriale e’ la piu’ comune fra le aritmie cardiache, con una prevalenza dello 0.5% nella popolazione adulta. Tale aritmia e’ poi piuttosto comune nei pazienti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica, ma soprattutto nelle malattie valvolari è presente in circa il 50% dei pazienti affetti da patologia valvolare mitralica. La fibrillazione atriale non è comune nell’infanzia, se non in associazione ad altre patologie cardiache. Al di sotto dei 60 anni la prevalenza è inferiore all’1%, mentre è superiore al 6% al di sopra degli 80 anni. La prevalenza è maggiore nei pazienti di sesso maschile. Quando nello stesso paziente si siano accertati 2 o più episodi, la fibrillazione atriale viene considerata ricorrente. In questi casi, qualora via sia il ripristino spontaneo del ritmo sinusale viene designata come parossistica; nel caso in cui il ripristino del ritmo sinusale abbia richiesto un trattamento di cardioversione farmacologica o elettrica, viene designata come persistente. Nei casi in cui la cardioversione elettrica sia stata inefficace e il paziente permanga in fibrillazione atriale, si parla di fibrillazione atriale permanente.

L’aritmia e’ determinata dalla propagazione di multipli impulsi elettrici negli atri che si propagano in modo irregolare generati, dall’interpretazione piu’ recente, da uno o piu’ rotori che determinano una propagazione diffusa e irregolare. La conseguenza e’ che le cavita’ atriali non svolgono la funzione di pompa, ma presentano dei movimenti irregolari “formicolari”. Il sangue all’interno degli atri presenta fenomeni di turbolenza, con il rischio di agglomerati corpuscolati che possono propagarsi come emboli nella circolazione sanguigna.

La fibrillazione atriale può essere sintomatica o asintomatica.
I sintomi variano con la frequenza ventricolare irregolare, con il sottostante stato funzionale del cuore, con la durata della fibrillazione atriale e con la percezione individuale del paziente.
Il disturbo del ritmo può avere come prima manifestazione una complicanza embolica o l’esacerbazione di un’insufficienza cardiaca sottostante. I sintomi principali che il paziente avverte sono palpitazioni, dolore toracico, dispnea, affaticamento. L’aumentato rilascio di peptide natriuretico atriale può essere associato a poliuria.
La fibrillazione atriale può portare a cardiomiopatia tachicardia-indotta, specialmente in pazienti che non si accorgono di essere affetti da aritmia. La sincope è un evento raro ma grave, che di solito indica una eccessiva diminuzione della risposta ventricolare, l’associazione di stenosi valvolare aortica o di una cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, un accidente cerebrovascolare o la presenza di una via di conduzione atrio-ventricolare anomala. Sebbene certamente l’ictus cerebri costituisca la complicanza più temibile della fibrillazione atriale, anche lo stesso disturbo del ritmo è in grado di diminuire la qualità della vita dei pazienti affetti, sia in termini di impedimento funzionale,  sia come fastidiosa irregolarità del ritmo cardiaco associata a palpitazioni.

L’utilizzo di una terapia anticoagulante orale, che costringe il paziente a frequenti esami del sangue per regolare la dose di farmaco da assumere, è un altro fattore che ha importanti implicazioni sulla qualità della vita dei pazienti in fibrillazione atriale. Alcuni studi mostrano che di 97 pazienti solo il 61% ha preferito seguire la terapia anticoagulante proposta piuttosto che non assumere la terapia, dunque una percentuale decisamente inferiore a quella per cui il trattamento è raccomandato secondo le linee guida più recenti.

La terapia e’ costituita da quella farmacologica e quella non farmacologica. I farmaci si basano sul prevenire le ricorrenze aritmiche, ad essi vanno associati quelli anticoagulanti orali che prevengono il rischio trombo embolico. I presidi non farmacologici sono costituiti dai pace maker, lì dove e’ presente una bradicardia sintomatica del nodo seno atriale, e dall’ablazione transcatetere.